24 aprile 2014 · Ultime notizie:

Ministeri al Nord? No, grazie, è tensione nel Pdl

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Per evitare il naufragio, con il meteo fisso su burrasca, si è mosso Silvio Berlusconi. Una ruvida telefonata a metà giornata a Gianni Alemanno e a Fabrizio Cicchitto. Obiettivo: cercare di portare un po’ di quiete nel Pdl lacerato tra il fronte romano e i pasdaran governativi ed evitare di produrre una frattura insanabile con la Lega. Epilogo: un ordine del giorno firmato dal Pdl, scritto, riscritto e limato nottetempo, che dà il via libera al trasferimento al Nord di alcuni uffici di rappresentanza di Umberto Bossi (Riforme) e Roberto Calderoli (Semplificazione), ma boccia il trasloco di ministeri. E per tutta la notte Cicchitto ha tentato di trovare un’intesa con la Lega per scongiurare di sancire lo sgretolamento della maggioranza. Il momento nella verità è fissato per questo pomeriggio alla Camera, al termine del voto di fiducia sul decreto-sviluppo. A palazzo Grazioli però l’allarme è altissimo. Dopo il ringhio di Pontida, Berlusconi è ben consapevole che Bossi non festeggerà nel trovarsi isolato in Parlamento. Con gli alleati che votano contro l’imperativo padano di trasferire Economia, Industria, Riforme e Semplificazione oltre la linea gotica. «Isolare la Lega è pericolossimo», osserva Gaetano Quagliariello, ascoltato consigliere del premier, «una Lega isolata potrebbe far saltare tutto. Un po’ di prudenza sarebbe utile».

Per Alemanno e Renata Polverini, ormai alfieri di quella componente del Pdl che non esclude alcuna ipotesi (elezioni comprese), però non è il momento della prudenza. Anzi. Il sindaco e la governatrice hanno lanciato la Pontida romana. Tutti all’ora del caffè al Pantheon a firmare una petizione popolare. Slogan: «Ministeri al Nord? No, grazie». E ai due gazebo si è presentato Pier Ferdinando Casini: «Roma è la capitale d’Italia e sarebbe bene di smetterla, di fronte a una crisi economica come quella attuale, di perdere tempo a discutere di nuove spese e buffonate». Ed è accorso il presidente della Provincia, il pd Nicola Zingaretti.

Due presenze che hanno fatto la gioia di Alemanno e Polverini: «Avremo un consenso bipartisan vicino al 90%. Il governo rischia? Non è nel patto elettorale il trasferimento dei ministeri». Ma che hanno spinto Gianni Letta, Maurizio Gasparri, Cicchitto, Barbara Saltamartini, Fabio Rampelli, Andrea Augello a tentare la mediazione sull’ordine del giorno. L’altro pericolo: vedere la componente romana e laziale del Pdl, i Responsabili e Forza del Sud di Miccichè, votare i documenti presentati da Pd, Terzo Polo e Idv. «Noi presenteremo il nostro odg», dice il capogruppo dei democratici, Dario Franceschini, «che impegna il governo e escludere ogni ipotesi di delocalizzare i ministeri. Vedremo come faranno a votarci contro».

La prova che il Pdl sia ben oltre il confine della crisi di nervi lo dimostrano le rispostacce di Cicchitto e Ignazio La Russa ad Alemanno e Polverini. E le repliche altrettanto ruvide. «E’ sbagliato drammatizzare da parte di chi dovrebbe occuparsi di governare il Lazio», ha tuonato a metà mattina il capogruppo del Pdl. E il ministro della Difesa: «Polverini e Alemanno si agitano e si bagnano prima che piova, aprire l’ombrello se non piove porta sfortuna». Immediata la reazione. «Alla mia Regione ci penso quotidianamente, lo sanno anche Cicchitto e La Russa», ha sibilato Polverini. E Alemanno: «Cicchitto non si innervosisca troppo. E’ romano, stia dalla nostra parte».
Più o meno una rissa. Così è scattato un tentativo di mediazione con un vertice Cicchitto-Alemanno-Gasparri. «Calma e gesso, i ministeri non si possono trasferire perché serve una legge», dirà alla fine Gasparri. «Ma possiamo dire sì a qualche sede di rappresentanza. Se Bossi e Calderoli affittano due stanze a Monza e Milano e ci mettono quattro dipendenti non cade il mondo». Basterà alla Lega?

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