Una bocciatura arriva anche dal ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta: «Le sedi del governo nelle città italiane ci sono già e si chiamano prefetture. Un decentramento funzionale male non fa, ma pensare che questo sia federalismo è sbagliato». Scatta la rivolta dei parlamentari meridionali di Noi Sud, componenti della maggioranza. Arturo Iannaccone parla di «governo succube della Lega». Chiede per ritorsione l’apertura al Sud di quattro sedi distaccate di ministeri e minaccia: «O Berlusconi e il governo accolgono le nostre richieste, oppure saremo costretti a rivedere il nostro appoggio ad un esecutivo che sta deludendo profondamente il popolo meridionale».
Duro anche il sottosegretario del Pdl, Francesco Giro: «Anziché portare scrivanie sul territorio, gli esponenti della Lega parlino di più con i cittadini e amministratori locali». Barbara Saltamartini, Francesco Biava, Maurizio Castro e Vincenzo Piso, esponenti Pdl del Lazio, invece descrivono una Lega «prigioniera di mediocri tentazioni localiste e clientelari che generano scelte dal becero gusto di propaganda elettorale da anni Cinquanta».
Il leader dell’Api Francesco Rutelli denuncia «una pagina patetica di provincialismo. Finisce così con una parata di inefficienza, duplicazione burocratica e negazione del federalismo, la favola della modernizzazione liberale targata Berlusconi-Lega». E Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc: «Ancora oggi gli italiani sono costretti ad assistere, invece che a un dibattito concreto sui loro problemi, all’intollerabile inconcludenza di questo governo, impegnato solo a litigare al suo interno e a produrre pagliacciate come l’apertura delle sedi distaccate dei ministeri a Monza. Evidentemente nel fortino di Berlusconi tutto va bene e tutto deve restare cosi com’è, anche a costo di portare il Paese nel baratro».
Per finire, Antonio Di Pietro: «Pdl e Lega stanno insieme solo per tenere le poltrone e non per il bene degli italiani, tanto che di fatto non producono nulla di buono per il Paese ma solo una manovra che ha distrutto le classi più deboli del Paese. Prima si scioglie il Parlamento e si va al voto e meglio è per tutti».
