21 dicembre 2014 · Ultime notizie:

Spending review, il taglio ai grandi ospedali

Policlinico Umberto I

Policlinico Umberto I

Tagliare una sanità già al collasso e cercare di tenere in piedi, per quanto possibile, l’assistenza ai cittadini del Lazio. È questa l’ardua impresa della Regione, che sta preparando un piano ad hoc per limitare gli effetti della spending review. Questa volta la scure dei tagli potrebbe abbattersi sui grandi ospedali e non sui piccoli, come sembrava inizialmente. Il piano, varato dal Pd sotto la guida del capogruppo Esterino Montino, potrebbe arrivare già oggi sulla scrivania della Polverini per raggiungere un accordo bipartisan con cui salvare una sanità ormai in ginocchio. Nel Lazio infatti, negli ultimi 5 anni, sono stati tagliati quasi 6000 posti letto: 3000 dalla giunta Marrazzo e 2900 con l’attuale giunta. Negli ultimi 3 anni sono arrivate le riconversioni di 24 piccole strutture, in parte effettuate e in minima parte bloccate dalla magistratura. E allora oggi, a Roma come in provincia, non c’è davvero più niente da tagliare. Eppure serve un’ulteriore riduzione di 600-800 posti letto, per rispettare il limite di 3,7 per mille abitanti: secondo il piano di Montino, il taglio di 800 unità verrebbe ridotto innanzitutto con i 300 posti letto accantonati dal decreto 80 della Polverini, destinati alle emergenze e mai utilizzati, e poi con l’aggiornamento del totale della popolazione del Lazio, aumentata rispetto ai dati del 2010. Per tagliare i circa 400 posti letto rimanenti verrebbero infine accorpati i reparti «doppioni», presenti soprattutto nei policlinici universitari come l’Umberto I, Sant’Andrea, Tor Vergata e Gemelli, dove non mancano strutture da 3-4 posti letto, e a seguire anche il San Camillo. Per i tecnici che stanno stilando il piano si tratterebbe di un taglio da bisturi di precisione, più che di mannaia, per il quale sarebbe necessario allestire prima una buona rete di assistenza territoriale. Inevitabile allora la richiesta al Governo di uno slittamento sui tempi, fissati per l’autunno prossimo, di almeno un anno e mezzo. La corsa contro il tempo, infatti, potrebbe mandare in tilt l’intero sistema sanitario. di Lorena Loiacono

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