D’altra parte Roma a contenere la sua moderata crescita di popolazione (che ha comunque toccato quota 2.761.447) ha, al contrario di Milano e Napoli, sufficiente riserva di territorio avendo una superficie, 1.288 kmq, vastissima se si pensa che il comune di Milano ne ha una di 181, addirittura superata da quella di due singoli municipi di Roma. Fu Mussolini a volerla così ampia, perché anche la superficie potesse dare una immagine di potenza e fosse in grado di assicurarne l’espansione. E fu una scelta felice perché Roma ha sofferto di meno di altre grandi città italiane della mancata attuazione della legge ordinaria e della norma costituzionale che opportunamente creava le città metropolitane, le città per le quali vi sia un collegamento amministrativo, operativo e funzionale con le città contermini. Problema che ora per Roma è superato grazie alla approvazione nel 2010 della legge su Roma Capitale, che riguarda l’ordinamento provvisorio, anche finanziario, dell’ente territoriale “Roma Capitale”. Questo ente è dotato di una speciale autonomia; ad esso la legge attribuisce, oltre a quelle svolte attualmente, ulteriori funzioni amministrative, relative alla valorizzazione dei beni storici, artistici e ambientali, allo sviluppo del settore produttivo e del turismo, allo sviluppo urbano, all’edilizia pubblica e privata, ai servizi urbani, con particolare riferimento al trasporto pubblico e alla mobilità, alla protezione civile. Le disposizioni hanno carattere transitorio o, per meglio dire, costituiscono una “normativa-ponte” in vista dell’attuazione di una disciplina organica per tutte le città metropolitane. Ma già così si possono creare sistematicità, coerenza, stimoli economico-produttivi, collegamenti funzionali e non fra Roma e il suo territorio. È una grande occasione da non perdere.
Comunque la popolazione della città di Roma è ormai da molti anni in un positivo rapporto con la popolazione del resto della propria provincia, con la quale ha interscambi fruttuosi e consistenti. Gli iscritti all’anagrafe del comune di Roma che provengono da altri comuni italiani sono stati nel 2010 circa 35 mila, mentre gli analoghi iscritti negli altri comuni della provincia sono stati ben 48 mila, di cui certamente molti provenienti dalla stessa Roma alla ricerca di residenze meno care situate in comuni meno congestionati. Gli iscritti all’anagrafe di provenienza estera sono stati 31 mila a Roma e 13 mila negli altri comuni della provincia. Questa grande quantità di iscrizioni, di provenienza interna ed estera, si sono certamente giovati del buono exploit che si è avuto nel complesso della provincia nella crescita di imprese: nel corso del 2010 ne sono nate oltre 31 mila e ne sono cessate 21 mila, con una proporzione di aumento del 2,4 per cento seconda sola, fra tutte le province italiane, a quella de L’Aquila. Certo in questo dato dell’Unioncamere, ci sono tutte le imprese, senza distinzione di dimensione, ma si tratta pur sempre di un dato positivo, dal momento che ogni impresa, per piccola che sia ma non lo sono proprio tutte, crea reddito e occupazione. Che nella provincia di Roma si sia messo in moto un circolo virtuoso fra crescita demografica e crescita economica? Ovviamente c’è da augurarselo e da sostenerlo. di Antonio Golini
