19 aprile 2014 · Ultime notizie:

Di Perna fu il primo a minacciare Bonanni quella notte

Via Leonina

Via Leonina

Bisbiglia qualcosa dalla finestra, si affaccia per qualche secondo e poi si ritrae nell’oscurità del suo appartamento in via Leonina. Massimiliano Di Perna non vuole parlare e resta chiuso in casa. E’ stato lui a scendere in strada la notte di sabato scorso gridando, armato con di un bastone, contro quel gruppo di musicisti che si era fermato a parlare fuori al Saylor bar di via Leonina. Nel rione Monti dicono che «non esce più di casa e che non si vuole far vedere in strada», quella strada che Massimiliano conosce bene. Lo zio, Piero Stecchiotti, macellaio di via Panisperna, spiega: «Mio nipote è distrutto, si sente in colpa, pensa che sia colpa sua se c’è stato quel pestaggio e adesso Alberto è in fin di vita». Subito dopo le grida di Massimiliano contro i musicisti in strada infatti, è arrivato il branco che ha rincorso e pestato a sangue Bonanni. Nel rione c’è qualcuno che rimprovera Di Perna: «Invece di difendere i ragazzi più giovani del quartiere ha scatenato ancora di più la loro rabbia». Quella rabbia che ha lasciato a terra Alberto, con il volto e la testa massacrati di botte fino a quel colpo violento con il casco sferrato da Gaetano Brian Bottigliero, 23 anni, legato alla Destra, ultrà della Roma, già colpito nel 2009 da Daspo.

Nato e cresciuto a Monti, Di Perna viene definito un «capo popolo, uno che tutti rispettano». Fa il pittore e l’ultima mostra l’aveva dedicata proprio al suo quartiere: «Baci da Monti», il titolo dell’esposizione. «In questo antico e magico Rione – aveva detto Massimiliano commentando la mostra – inizia il mio cammino artistico. Angoli, piazze, facciate e finestre. E poi fontane da cui sgorga l’acqua in un silenzio suggestivo, i vicoli di questo pezzo di Roma, le lunghe passeggiate notturne, muri scrostati con mille pieghe e colori».

Lo zio del pittore dice di conoscere anche Christian Perozzi, uno degli aggressori di Alberto: «Un ragazzo che ha sempre avuto un grande senso di protezione verso gli abitanti del quartiere». Un quartiere che un po’ imprigiona, amato così tanto da chi ci è cresciuto da vivere con un po’ di insofferenza «i nuovi arrivati», quelli che affollano il sabato sera piazza della Madonna dei Monti e quelli che hanno comprato gli appartamenti della zona, che con gli anni hanno acquistato sempre più valore. Quel valore che ha costretto i nonni di Christian ha lasciare l’appartamento di famiglia di via del Boschetto. «Sono stati sfrattati qualche anno fa» racconta Stecchiotti. Anche i genitori di Christian non abitano più a Monti, ma lui è rimasto affezionato a quel quartiere tanto da tatuarsi sul cuore il simbolo del rione e a dar vita insieme agli amici alla Brigata rione Monti. di L. Bog.

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