24 ottobre 2014 · Ultime notizie:

Al Vittoriano un viaggio nell’arte rumena

Complesso del Vittoriano Un fascinoso viaggio d’esplorazione in una sorta di terra di mezzo quello proposto dalla mostra Arte in Romania 1910-1950, appena inaugurata al museo del Vittoriano (ingresso gratuito via S. Pietro in carcere) e in scena fino al 15 ottobre. Perché apre uno squarcio su un gruppo di artisti praticamente sconosciuti in Italia. E perché la pittura rumena del primo Novecento si sviluppa in un territorio abbastanza isolato dai fermenti che scuotono le maggiori capitali europee e assorbe con ritardo e in modo del tutto originale le provocazioni con cui le avanguardie inizio secolo rivoluzionano i linguaggi dell’arte moderna. Una lentezza di penetrazione che sconta la distanza da Parigi, culla di tutti i movimenti più innovativi, ma soprattutto l’arrocamento degli ambienti artistici e del pubblico della Romania su un culto orgoglioso delle proprie radici e delle proprie tradizioni che annacqua i messaggi trasgressivi delle avanguardie anche quando a lanciarli sono loro connazionali trapiantati in Francia che a quei movimenti hanno partecipato in prima fila, come Victor Brauner, autore del bel quadro datato 1925 che fa da prologo alla mostra, o addirittura hanno contribuito a fondarli come Tristan Tzara, profeta del movimento Dada.

Anche lo choc della prima guerra mondiale sprofonda in Romania in un verismo estetizzante che rielabora a suo modo le lezioni del postimpressionismo e del simbolismo con esiti anche intensi, come dimostrano i ritratti di donne di Nicolae Tanitza, tra i quadri più belli della prima sezione, ma uno slancio espressivo frenato e addolcito. Non sfonda invece l’arte astratta: l’esempio d’alta qualità di Hans Mattis-Teutsch resta isolato, il ricorso più comprensibile alla figura una via praticamente obbligata. Il cubismo, invece, a partire dagli anni 30 fa sentire il suo influsso, ma la scomposizione dei piani è sempre o quasi attutito a maniera, immerso spesso in un’immobilità di folklore e icone bizantine.

La vera rivoluzione si esprime soprattutto nella scelta dei colori e nell’uso di una tavolozza di contrasti accesi e densi impasti cromatici che rielaborano echi dell’espressionismo nordico. L’interprete più originale di questa violenza di tonalità e suggestioni cromatiche è Ion Tuculescu, una singolare biografia che associa alle esperienze di pittore quelle da biologo e scienziato, e una capacità peculiare, un gusto barbaro di addensare e contrapporre strati di colore attorno a motivi e spunti figurativi impregnati da oscuro arcaismo. Le sue opere migliori all’inizio degli anni Cinquanta. Poi l’imposizione del realismo socialista che omologa tutti.

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